Human by Design: l’AI eleva il potenziale delle persone
LO SCENARIO
Non riuscire a capire le persone è il fattore che limita molte delle tecnologie che usiamo oggi. Pensiamo ai robot e ai droni che possiamo controllare solo traducendo ciò che vogliamo in comandi. Il fatto è che, quando la tecnologia ha difficoltà a connettersi con noi, è spesso perché ciò che le persone vogliono, si aspettano o intendono è un enigma.
Ora gli innovatori stanno provando a superare questo limite. In tutte le industrie si stanno costruendo tecnologie e sistemi che riescono a capire le persone in modo nuovo e profondo. Stanno creando una “interfaccia umana”, che potrebbe avviare un potente effetto a catena con ampie ripercussioni, ben oltre ciò che possiamo immaginare (per esempio, impatti per la smart home).
Guardiamo a come le neurotecnologie iniziano a entrare in connessione con la mente delle persone. Di recente due studi separati, uno dell’Università della California San Francisco e l’altro dell’Università di Stanford, hanno dimostrato l’uso di protesi neurali, come interfacce cervello-computer o brain-computer interfaces (BCI), per decodificare il linguaggio partendo dai segnali del cervello. Questo potrebbe aiutare i pazienti con disabilità comunicative traducendo i loro tentativi di parlare in testo o voci artificiali. Oppure consideriamo le tecnologie che leggono i movimenti del corpo, come l’eye tracking e l’hand tracking. Nel 2023, Vision Pro di Apple ha introdotto visionOS, che permette agli utenti di navigare e cliccare solo con lo sguardo e un semplice gesto, eliminando la necessità di un controller manuale.
Innovazioni come questa stanno riscrivendo le regole e superando i limiti che hanno caratterizzato le interazioni uomo-macchina per decenni. Spesso oggi siamo noi a sforzarci per modificare e adattare quello che facciamo per far funzionare le tecnologie. Ma la “human interface” realizzerà uno scenario opposto: se le tecnologie riescono a capirci meglio - i nostri comportamenti o le nostre intenzioni - si adatteranno a noi più efficacemente. Per garantirsi il successo, le imprese dovranno anche affrontare le questioni che riguardano la fiducia nell’AI e l’utilizzo scorretto della tecnologia. Le aziende, le Istituzioni e le persone potrebbero esitare di fronte a una tecnologia che legge e capisce la nostra mente in modo nuovo e così intimo. Gli standard della privacy biometrica dovranno essere aggiornati. Andranno definite nuove tutele di neuroetica, incluso come gestire in modo appropriato i dati del cervello e altri dati biometrici che possono essere usati per dedurre le intenzioni e gli stati cognitivi delle persone. Finché le regole formali non si mettono al passo con le evoluzioni tecnologiche, è responsabilità delle imprese guadagnarsi la fiducia delle persone.
Il 31% dei consumatori non sono soddifsatti quando una tecnologia non capisce con precisione i loro bisogni e le loro intenzioni.
Cercare di capire le persone è sempre stata una sfida per il business. Negli ultimi decenni la tecnologia digitale applicata alla comprensione umana è stato l’elemento di differenziazione chiave. Le piattaforme e i dispositivi digitali hanno permesso alle imprese di tracciare e misurare i comportamenti delle persone generando un impatto di enorme valore. Ora la “human interface” sta nuovamente modificando lo scenario, rendendo possibile capire le persone in modi molto più profondi ma anche human-centric. Le recenti tecnologie usate per capire le persone sono basate su modelli di tracciamento e osservazione che mancano di specificità. Le persone potrebbero leggere o guardare contenuti già noti, ma in realtà potrebbero desiderare qualcosa di nuovo. Siamo molto bravi a riconoscere ciò che le persone fanno, ma non sempre riusciamo a capire perché lo fanno.
COME LA "HUMAN INTERFACE" MISURA L'INTENZIONE
La “human interface” non è una tecnologia unica. Al contrario, è un insieme di tecnologie che offre strumenti più efficaci con i quali le aziende e le Istituzioni che innovano osservano e decifrano le persone. Alcune usano i dispositivi indossabili (wearables) per tracciare i segnali biologici che aiutano a prevedere ciò che le persone vogliono o a intuire il loro stato cognitivo. Altre stanno costruendo tecniche più raffinate per comprendere le intenzioni delle persone in relazione all’ambiente in cui si trovano. Un altro approccio allo “human intent” è tramite l’AI. Consideriamo le collaborazioni uomo-robot: lo stato mentale delle persone, per esempio, se si sentono ambiziose o stanche, può influire sul modo in cui affrontano un compito. E, mentre gli esseri umani di solito sono bravi a capire gli stati d’animo, i robot non lo sono, ma si sta lavorando per insegnare alle macchine ad identificarli correttamente. Infine, tra le tecnologie più interessanti in fatto di interfacce “human" c'è quella neurotech, ovvero neuro-sensoristica e BCI. Negli ultimi dieci anni sono nate molte nuove aziende nell'ambito delle neurotecnologie. Il settore ha grande potenziale ai fini di leggere e individuare le intenzioni umane.
IL NEUROTECH EVIDENZA I PROGRESSI DELLA "HUMAN INTERFACE"
Molti potrebbero pensare che la neuro-sensoristica e il BCI siano ben lontani dal raggiungere un ampio impiego commerciale, ma i recenti progressi raccontano un’altra storia. Gli scettici sostengono che il neurotech resterà confinato all’industria dell’healthcare, ma nuovi casi stanno emergendo. Due progressi fondamentali lavorano in questa direzione. Uno è la decodifica dei segnali del cervello. Gli avanzamenti nel riconoscimento di configurazioni complesse tramite l’AI, insieme alla maggiore disponibilità di dati del cervello, sta accorciando le distanze. La seconda area da seguire è il neuro-hardware e, in particolare, la qualità dei macchinari per misurare dall’esterno i segnali del cervello. Storicamente le tecniche più usate sono state l'elettroencefalogramma (EEG) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Fino a qualche anno fa, catturare questo tipo di segnali del cervello ha sempre richiesto attrezzature di laboratorio, ma questo sta iniziando a cambiare.
Un numero crescente di imprese comincerà presto a costruire una strategia per la human interface: in questa fase occorrerà iniziare anche a circoscrivere le diverse aree di business e le sfide che potranno essere trasformate.
L'OBIETTIVO DELLA HUMAN INTERFACE
Per prima cosa, consideriamo come le tecnologie per la human interface stiano migliorando nettamente la capacità di anticipare le azioni delle persone. Alcuni dei casi d’uso più promettenti riguardano le situazioni in cui le persone e le macchine operano in un ambiente comune. Per esempio, le imprese potrebbero creare dei sistemi produttivi per il manufacturing più sicuri e più efficienti se i robot capissero in anticipo quello che le persone stanno per fare.
Un’altra area che può essere trasformata è quella della collaborazione diretta uomo-macchina, ovvero il modo in cui usiamo e controlliamo la tecnologia. Pensiamo, per esempio, a come il neurotech ci sta permettendo di capire il funzionamento delle nostre menti facendole entrare in connessione con la tecnologia in modi nuovi e, potenzialmente, più naturali.
Infine, la human interface potrebbe stimolare l’invenzione di nuovi prodotti e servizi. Il brain-sensing (il monitoraggio cerebrale tramite sensori), per esempio, potrebbe aiutare le persone a “capirsi” meglio: L'Oréal sta collaborando con EMOTIV per aiutare i consumatori a capire meglio quali profumi preferiscono.
Altri ancora stanno interpretando la human interface come misura di sicurezza. Per esempio, Meili Technologies è una startup che lavora per migliorare la sicurezza dei veicoli usando tecnologie come il deep learning e gli input visivi dei sensori in cabina per capire se un conducente non è più nel pieno delle sue facoltà a causa di gravi emergenze quali un infarto, un attacco epilettico o un ictus.
LA CONCORRENZA STA CAMBIANDO E IL TRUST È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI
Le aziende e le Istituzioni devono cominciare a esaminare i rischi posti da queste tecnologie e capire quali nuove policy e salvaguardie possono implementare. Invece di aspettare che le normative si mettano al passo, le imprese più responsabili devono muoversi subito, cercando punti di riferimento nelle leggi esistenti sulle tecnologie biometriche e nelle prassi dell’industria sanitaria.
Più di qualunque altro trend del 2024, la sicurezza giocherà un ruolo importante nel favorire o scoraggiare l'adozione della human interface da parte di imprese e consumatori. L’accettazione di strumenti più connessi e percettivi si basa sul dare alle persone la possibilità di decidere, come minimo, quali informazioni vengono condivise. Questo controllo dovrà essere integrato by design, ovvero nella stessa progettazione delle interfacce uomo-computer di prossima generazione. È importante consentire alle persone se scegliere consapevolmente di condividere i dati (opt-in) o la telemetria rilevante per un dato task. Al contrario devono essere messe nella condizione di rifiutare (opt-out) la condivisione di informazioni sensibili o estranee al compito.
CONCLUSIONE
L’interfaccia human è un nuovo approccio che affronta una delle maggiori sfide per il business mai del tutto risolte: capire le persone in quanto esseri umani. Si tratta di una grande responsabilità e di un’opportunità ancora più grande. Le persone avranno dei dubbi, e i timori riguardo alla privacy saranno i primi ostacoli che le imprese dovranno fronteggiare. Ma lo sforzo potrà essere ripagato: in palio c’è la capacità di capire le persone in modo molto più profondo e human-centric. Positive Engineering: la tecnologia deve prendere la “strada giusta” Il mondo si sta avvicinando a quello che potrebbe rappresentare il principale punto di svolta tecnologico nella storia. Le imprese, e le decisioni che i loro leader prendono, saranno centrali per disegnare il futuro. Andremo incontro a più crescita e innovazione, ma non sarà un cambiamento tutto al positivo. Ci saranno più (e nuovi) spazi per frodi, disinformazione e violazioni di sicurezza. Se creiamo strumenti con le nostre capacità umane, ma senza l’intelligenza e la coscienza umane, potremmo avere un impatto negativo sia sui bilanci di un organizzazione che sul bene comune. Nell’era dello human tech, ogni prodotto e servizio che le imprese portano al mercato ha il potenziale di trasformare le vite, dare più strumenti alle persone e innescare un cambiamento, sia in positivo che in negativo. Inevitabilmente, le imprese saranno chiamate a trovare il delicato equilibrio tra la necessità di agire velocemente e quella di muoversi con attenzione. Dovranno anche fronteggiare il fatto che i competitor o altri Paesi potrebbero non condividere le stesse preoccupazioni o garantire le stesse tutele. Mentre lavoriamo per rendere la tecnologia human by design, dobbiamo pensare alla sicurezza come a un abilitatore e un modo essenziale per costruire fiducia fra le persone e la tecnologia, non come a una limitazione o a un obbligo. Dobbiamo costruire la tecnologia senza mettere in secondo piano o stravolgere ciò che significa essere “umani”. È questo il concetto che definiamo “positive engineering”. Negli anni più recenti, diverse questioni etiche hanno fatto il loro ingresso nel campo della tecnologia. Inclusione, accessibilità, sostenibilità, protezione della proprietà intellettuale e altro ancora. Ciascun tema affonda le radici in un’unica domanda: come ottenere un equilibrio tra ciò che possiamo fare con la tecnologia e ciò che desideriamo in quanto persone?
Questo è un momento di trasformazione epocale per la tecnologia e per le persone, e il mondo si aspetta che le imprese contribuiscano a dar forma al futuro.